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La lezione delle piante

Se l’intelligenza politica viene concepita come monopolio di chi governa, l’educazione civica finisce unicamente per addestrare alla comprensione del sistema e all’obbedienza alle sue regole. Ai cittadini si chiede soprattutto di comprendere il funzionamento dell’apparato e di muoversi entro cornici già date, interiorizzandone procedure e limiti come se fossero l’orizzonte naturale della vita pubblica. In una simile cornice, la partecipazione tende a essere percepita come concessione o come sfogo, mai come capacità costitutiva della vita comune. Se invece la decisione collettiva viene pensata come un processo distribuito, allora educare diventa formare alla manutenzione di processi. Significa imparare a nominare i problemi, rendere visibili le conseguenze, costruire alternative, misurarsi con i vincoli, prendersi cura e custodire quelle condizioni che rendono abitabile la convivenza. In questo senso, la democrazia non è soltanto una procedura di scelta, ma una pratica di attenzione organizzata ai legami che rendono possibile la vita condivisa.

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